La nostra quarantena sui Sibillini

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Inizia un nuovo giorno di questo tempo capovolto, la primavera avanza timida qui sulle montagne, ancora coperte di neve sulle loro cime. Le cinciarelle e le piccole tortore sono indaffarate a preparare i loro nidi ben nascosti dentro la fitta pianta di alloro davanti alla mia finestra, è un piacere osservarle muoversi veloci e coordinate tra loro. E’ un piacere e un sollievo osservare la natura la mattina presto, accarezzata dal sole tiepido, i prati che esplodono di tarassaco e margherite, le api sui fiori di rosmarino, le montagne che ci avvolgono sempre in un abbraccio rassicurante.

E’ un’impresa impossibile tradurre a parole le sensazioni e le impressioni di questi giorni sospesi, ma voglio provare ad avvicinarmi a voi, cari amici, anchè così, oltre che con le immagini che ogni tanto vi mando.

Qui sui monti le “mappe concettuali” delle nostre giornate sono sempre ben organizzate, almeno in testa. Il lavoro è cambiato, certo, come per tutti, la mattina si studia, si fa scuola, si legge, poi, quando l’aria fuori si fa più tiepida, si passa ai lavori di pulizia, manutenzione, preparazione dell’orto, che non discostano per niente da quelli che sono stati sempre necessari in questo periodo dell’anno, così la vita degli abitanti di luoghi remoti non è stravolta in modo molto drastico, ma scorre sempre lenta ed impegnata.

Siamo dei grandi privilegiati ad essere qui, e questa è la nostra grande fortuna per cui ogni giorno essere grati, adesso ancor di più. Passeggiare e giocare nei campi sopra casa, respirando il profumo delicato dei ciliegi in fiore, restare distesi ad ascoltare il canto degli uccelli e il richiamo dei caprioli in lontananza,  guardare i monti nelle loro sfumature sempre diverse, scorgere il verde fresco e nuovo del bosco che giorno dopo giorno rinasce a nuova vita, alleggerisce il cuore e ci fa accusare un po’ meno il peso di questa attesa senza confine temporale.

I lavori di ristrutturazione dell’Agriturismo sono purtroppo e per l’ennesima volta fermi da diverse settimane ormai, quindi all’interno non possiamo fare nulla, se non aspettare, progettare e fantasticare, almeno sulla carta, quello che sarà.

Psicologicamente sono momenti difficili, come per tutti, l’umore ha alti e bassi a seconda delle ore e dei giorni. Le infinite domande senza risposta affollano la mente e lo sconforto arriva chiedendosi quanto durerà, come sarà dopo e se e quando riprenderà il nostro lavoro. Poi lo sguardo si rivolge al presente, all’essere vivi e in salute, ad essere qui in questo momento, e così si riesce a ricucire insieme dei frammenti di armonia.

Osservando gli eventi di questo periodo ho trovato molte sottili affinità con l’esperienza del terremoto di quasi quattro anni fa. Seppure siano due situazioni completamente diverse e sicuramente vissute ed interiorizzate in modo diverso da ogni persona che le ha provate e le sta provando sulla propria pelle. Oggi è un isolamento nell’isolamento, una ferita mai rimarginata che si riapre, la speranza di un futuro migliore che si allontana ancora e ancora, che adesso si può solo provare ad immaginare, per chi ancora ci riesce. Con la ricostruzione, già lenta, ora bloccata del tutto. Con il timore che l’attuale emergenza, una volta alle spalle, possa accelerare ed amplificare il processo di spopolamento già in atto in questi luoghi. Poi ci sono i tuttologhi, che hanno sempre pronta la spiegazione e la soluzione a tutto, che continuano a scrivere e dispensare opinioni e sentenze più per ansia da prestazione che per portare un contributo costruttivo al dibattito. Ma per fortuna c’è anche la solidarietà, quella discreta, non sbandierata, quella che non ha bisogno di like, la generosità disinteressata, l’amicizia vera che in queste occasioni si palesa in modi impensati. L’affetto sincero che scalda il cuore anche da migliaia di chilometri di distanza, legami che nè il tempo nè la lontananza possono spezzare. Sono lunghi momenti in cui rimettere tutto in discussione, le scelte, i progetti, le persone. Sono mattine di risvegli in cui per un piccolo istante tutto sembra un brutto sogno, e poi immediatamente realizzi che sei dentro a qualcosa di più grande, che noi puoi cambiare.

“Il mondo di oggi non lascia spazio all’ottimismo”, diceva in una recente intervista Luis Sepulveda. Le parole e la vita stessa di questo grande scrittore, che proprio ieri il mostro invisibile ha portato via, sono di grande significato e insegnamento per noi, soprattutto oggi. Un codice etico fatto di pilastri come la solidarietà, i diritti dell’uomo e la libertà, l’attenzione all’ambiente, un’altra idea di progresso possibile o auspicabile,  che fa da contraltare al mito della velocità che caratterizza il mondo moderno. Quelle sfumature di lentezza che forse stiamo imparando a riconoscere ed apprezzare in questi giorni, i piccoli dettagli che prima sfuggivano alla nostra attenzione. “Per salvarci smettiamo di correre”, ecco il messaggio che arriva attraverso una delle sue fiabe, dove la protagonista lumaca,’malata’ di anticonformismo, va alla scoperta del mondo.

Questo periodo e ciò che sta accadendo è uno spartiacque da cui trarre molti insegnamenti. Possiamo credere ancora che un domani più lento è possibile, un futuro più consapevole, più attento e rispettoso verso il prossimo e verso i doni e le ricchezze che madre natura ci ha messo a disposizione, ripensando il nostro stile di vita per renderlo più responsabile e sostenibile. Sono esercizi e comportamenti che richiedono impegno, ma spesso le occasioni sono alla nostra portata, basta saperle e volerle riconoscere.

Restiamo in ascolto.

Quando questo periodo sarà passato, speriamo presto, vi aspettiamo in questo nostro angolo di paradiso, per condividere con voi la meravigliosa natura che ci circonda e riscoprirne l’immenso valore.

Nel frattempo accendiamo il forno a legna e impastiamo pane, pizza e dolci, per arricchire di cose buone la tavola delle colazioni, quando qui ci sarete anche voi, nel rifugio che un giorno sarà realtà.

NB 17.4.2020

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